LETTERA APERTA
Al Presidente del Consiglio
On. Cav. Silvio Berlusconi
Al Vice Presidente del Consiglio On. Gianfranco Fini
Al Presidente del la Camera
On. Pierferdinando Casini
All’On. Marco Follini
E ai Parlamentari di area Jonica
Al Presidente della Regione Puglia
On. Raffaele Fitto
Al Sindaco di Taranto
Dr.ssa Rossana Di Bello
Alle segreterie Sindacali
AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE
Sulla crisi della FIAT e sulle tante altre crisi del Paese meno “reclamizzate”
“FIAT voluntas Dei”; per molto tempo questo brocardo ha assunto un significato sui generis nel nostro Paese, riferito, con un pò di satira e un pò di reverenziale disposizione nei confronti del colosso italiano dell’auto, al fatto che la grande fabbrica torinese riuscisse in qualche modo a dettare legge un pò dovunque; vuoi imponendo un modello di vita fondato sulle quattro ruote, vuoi, nel tempo, incidendo direttamente su molte scelte di tipo economico dei vari Governi che si sono di volta in volta succeduti. Nessuno potrà smentirci se affermiamo che la FIAT ha usufruito di tanti e tali vantaggi, diretti ed indiretti, dalle agevolazioni fiscali alle varie forme di ammortizzatori sociali (cassa integrazione), alle leggi sulla rottamazione e così via, che nessun altra realtà imprenditoriale nel Mondo ha mai potuto nemmeno immaginare. Non è mancato poi alla fabbrica dell’ “Avvocato” l’occasione di raggranellare qualche provvidenza destinata al Sud impiantando prontamente qualche “depandance” nelle nostre Regioni. E sta di fatto che anche oggi, allorquando in piena crisi, dovuta evidentemente a tanti fattori tra cui però essenzialmente la totale perdita di comeptitività in un mercato che, a differenza della FIAT, ha saputo adeguare il prodotto alle nuove esigenze della utenza, a partire dal prezzo d’acquisto, e con meno possibilità di attingere ai “salvagenti” di Stato, anche oggi, si diceva, fa la parte del leone. Lancia ancora il guanto di sfida; annuncia circa 8.000 possibili licenziamenti, e si prepara a vendere alla General Motors.
Tutto ciò qualche riflessione ce la impone; sul come ad esempio nel passato si siano gestite le risorse pubbliche per agevolare una impresa privata che, alla fine, non solo non ha messo a buon frutto tali vantaggi ma finisce con il far ricadere i propri errori strategici sui lavoratori e, almeno come tentativo, nuovamente sullo Stato. FIAT vende alla General Motors, si dedica ad altri settori più in salute e “molla” i problemi occupazionali al Governo. Troppo comodo! Auspichiamo che Silvio Berlusconi, non fosse altro che per la Sua esperienza imprenditoriale, sappia dare risposte adeguate al managment e alla stessa proprietà . Ma c’è un altro aspetto che in qualche misura ci
spinge ad una riflessione ancora più impegnativa e che attiene al metodo con cui questioni della stessa gravità vengono affrontate in maniera inspiegabilmente distinta. Il caso FIAT in pochi giorni
è diventato il caso nazionale numero uno; Se ne occupano i massimi vertici istituzionali; la Stampa nazionale riempie prime e seconde pagine, oltre quelle economiche. Si parla degli 8.000 possibili licenziamenti, qualche colonna dopo, della ventilata vendita alla G.M. Il Presidente del Consiglio interviene in prima persona per rassicurare i lavoratori. Plaudiamo a questo interesse; apprezziamo la tempestività; ci auguriamo pronte soluzioni per gli 8.000; ma consentiteci qualche perplessità su come altre gravissime crisi siano state invece trattate; dobbiamo necessariamente fare riferimento a Taranto. Nel giro di pochi anni la nostra Città ha perso circa 30.000 posti di lavoro (dicasi trentamila!); Il Siderurgico, prima di Stato, oggi privato, è passato dagli oltre 41.000 dipendenti (tra diretti ed indiretti) ai 12.000 dell’attuale gestione ILVA. E aggiungiamo anche altri numeri: 2.000 dicasi duemila) nuovi casi di tumore ogni anno nella provincia jonica. Da anni si trascina in maniera stanca e ormai paradossale la vicenda della Belleli; si parla oggi con insistenza di possibile crisi dell’ Arsenale Militare; siamo insomma di fronte ad una crisi economica di proporzioni straordinarie; crisi che colpisce un territorio che ha sacrificato se stesso, le proprie vocazioni naturali, per lo sviluppo del Paese; la maggior parte dell’acciaio con cui è stato ricostruita l’Italia, e con lei le vetture della FIAT, si è prodotto da noi. Oggi il rischio, dopo la chiusura forzosa delle cokerie, è che i 12.000 attualmente occupati rischino di dimezzarsi se non progressivamente azzerarsi. Quali risposte sono pervenute dal Governo centrale rispetto ad una vertenza che si trascina da anni e che almeno nell’ultimo è stata caratterizzata dalla istituzione di tavoli tecnici ed istituzionali ai quali, dobbiamo purtroppo sottolinearlo, il Governo si è seduto poco, con rappresentanze di seconda linea, e mai da protagonista? Il fatto stesso che la “patata bollente” sia stata più volte lanciata nelle mani del Governatore Fitto ( che continua a doverla mantenere in assenza di un più diretto impegno del Governo centrale) è sintomatico di come ci siano misure e pesi diversi nel valutare le crisi. In tutto ciò forse è mancata un azione incisiva della classe politica locale, riferendoci ovviamente essenzialmente ai parlamentari, nonchè alle rappresentanze sindacali, che, pur adoperandosi per la difesa ad oltranza della occupazione non hanno però ancora prodotto azioni determinanti limitandosi alla sola denuncia. Vogliamo ricordare che il Sud ha contribuito in maniera determinante al successo dell’ attuale maggioranza di Governo; a qualcuno ciò non deve essere apparso con chiarezza; sta di fatto che non annoveriamo alcun Ministro nel Governo Berlusconi; ma, soprattutto, assistiamo a un forte sbilancio tra le attenzioni rivolte al Nord del Paese e quelle riservate al Sud. L’On. Viceconte, in questi giorni a Taranto, ha detto che c’è un Ministro del Mezzogiorno ed è l’On. Silvio Berlusconi. Ci sta bene; siamo stati tra i suoi più convinti sostenitori; ma ora crediamo di dover chiedere un diverso atteggiamento nei nostri confronti; Ricordiamo con estremo piacere la Sua visita a Taranto in campagna elettorale; è il tempo di rivederci e di guardare a Taranto come oggi si guarda alla FIAT, anzi con qualche tono più in altro considerata la maggiore gravità della situazione. E sarebbe il momento che i nostri Parlamentari dessero una forte scossa ad un sistema che comincia a denunciare eccessive Bossi-dipendenze.
L’unità nazionale si può difendere solo con la equità e la giustizia; sotto questo aspetto, fatti alla mano, contiamo molti, forse troppi, crediti.
Il Presidente Nazionale
Antonio FAGO