COMUNICATO STAMPA

 

Sulla  “Devolution”  diciamo : “non ci stiamo”

 

Non ci stiamo, e non ci staremo mai, ad avallare con il nostro consenso politico una operazione che sa chiaramente di “pagamento di una cambiale” da parte di Berlusconi e della alleanza di Governo nei confronti di Bossi e dei suoi “verdi”.  Per carità nulla di precostituito, nessuna pregiudiziale, ma solo una valutazione fondata sui fatti.  Da sempre peraltro sosteniamo la bontà di una idea di riforma dello Stato in senso federalista. Ma con ben definiti presupposti e con metodo più consono a quella che è la rilevanza della questione.

Con ciò, sia chiaro, riteniamo parimenti non compatibile con la nostra idea di federalismo la mini riforma, anch’essa prodotta con un blitz di maggioranza, dal precedente Governo di centro sinistra.

Chi ha buona memoria ricorderà che agli inizi dell’estate il nostro presidente Nazionale, dr. Antonio Fago, aveva duramente cassato a mezzo Stampa le dichiarazioni bellicose del Senatore lombardo che si era lasciato andare ad un vero e proprio ultimatum al Governo proprio sulla devolution.

Una posizione, la nostra,  che non è stata mai confortata dagli altri partiti della coalizione di centro destra. Ciò conferma le nostre preoccupazioni circa il fatto che la Lega Nord stia mettendo all’incasso una cambiale sottoscritta in epoca elettorale.  Non ci piace il sistema delle riforme a maggioranza, qualunque essa sia, perché riteniamo che le riforme costituzionali, per il loro profondo valore di fondamentale e primo patto sociale, soprattutto in un sistema in cui la Costituzione è di tipo rigido e gerarchicamente superiore ad ogni altra forma di legislazione, debbano necessariamente essere confortate dalla più ampia condivisione delle rappresentanze popolari. Dunque l’affermazione di Bossi che dice : “non importa con quale maggioranza purché le riforme si facciano” ci trova assolutamente in disaccordo.

Ma veniamo ai contenuti. Nel richiamato intervento del nostro presidente nazionale appare chiara una valutazione degli atteggiamenti che oggi in certa misura si concretizzano con la cosiddetta “devolution”: “........... Al capitalismo del Nord non interessa l’eliminazione del divario Nord-Sud come problema di giustizia sociale o come riequilibrio del divario tra reddito  pro-capite del cittadino del Nord e quello del Sud.  A questo capitalismo, con i suoi alleati politici, preme la modernizzazione del sistema Nord, ora più che mai in vista della competizione Europea; per questo  il Sud svolge il ruolo, attraverso una elevata propensione al risparmio, di raccolta di denaro che unitamente alle nostre migliori intelligenze vengono esportate al Nord.

Viene quindi legittimo il sospetto che con la complicità di Bossi si voglia portare in Europa solo una parte del Paese, quella più avanzata industrialmente, e quindi  più competitiva con l’Europa.......”

Il nocciolo della questione sta proprio nel modo con cui si passa, pur gradualmente, da uno Stato fortemente centralista, ad una forma più o meno definita di federalismo. Noi siamo per un federalismo solidale e competitivo. I presupposti indefettibilili  non sono le pari potestà, su cui ovviamente non si discute, ma la parità di  risorse disponibili al momento dell’avvio del nuovo sistema. Dunque prima di qualunque altra azione occorre riequilibrare l’attuale dotazione di strutture; tutto ciò che si è costruito al Nord non è solo, come Bossi vorrebbe far credere, frutto della maggiore capacità del popolo leghista, ma anche conseguenza di scelte politiche che negli anni hanno decisamente privilegiato le aree settentrionali. Basti solo pensare, in termini strettamente politici, a quanto apporto è venuto dal Sud nelle recenti elezioni che hanno portato al  successo  Berlusconi  e quanti (?) Ministri del Sud siano oggi al Governo! Non possiamo pensare ad un sistema “devoluto”  in cui Milano ha la massima concentrazione di Istituti ospedalieri, di ricerca, tecnologie terapeutiche avanzate, e a Taranto si debba ancora assistere a liste d’attesa semestrali per una semplice (!) radioterapia. Azzeriamo le attuali sperequazioni, assicuriamo pari possibilità a tutti e poi sperimentiamo una forma di federalismo organicamente strutturato, noi guardiamo al sistema svizzero, e soprattutto condiviso in maniera bipartisan. L’auspicio è che almeno i nostri Parlamentari riflettano attentamente  sulla questione ed esprimano in Parlamento quello che è il vero pensiero di chi rappresentano per preciso mandato elettorale.

 

Francesco Ruggieri